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Mentre state leggendo queste righe, siate consapevoli che la morte della SEO è stata già raccontata in centinaia se non addirittura in migliaia di articoli sul web. Una semplice ricerca su Google con le parole “la SEO è morta” genererà infatti più di 42.600.000 risultati. Ma prima di decidere se la SEO sia davvero morta o no, abbiamo bisogno di chiarire che cosa indica questo termine.
Con l’acronimo SEO – Search Engine Optimization- facciamo riferimento alla pratica attiva di ottimizzare un sito web, al fine di aumentare il traffico che il sito riceve dai motori di ricerca. Abbiamo già trattato l’argomento SEO in questo articolo 10 Buoni consigli per migliorare il tuo SEO, se invece è chiaro di cosa stiamo parlando potete proseguire con la lettura della nostra analisi.

Le idee mitologiche e le teorie errate che si sono diffuse in questi anni, a proposito dell’azione della SEO, hanno spesso portato gli addetti ai lavori sulla strada sbagliata. Se infatti si crede che l’utilizzo della SEO serva a ‘raggirarei motori di ricerca – Google in primis – o ad ingannare e fuorviare gli utenti del web allora sì, in quel caso la SEO è davvero morta.
Tra tutte le voci di corridoio che circolano online e i falsi miti, vediamo insieme quelle che possono essere riconosciute come le ‘predizioni fallite’.

Predizioni fallite

Chi ha detto che la SEO è morta? Ecco alcune figure professionali che nel corso degli anni si sono schierate contro la SEO, dandola per spacciata e prossima alla sepoltura.

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Web Designers. Detestano vedere il budget spostarsi dal design al marketing. Abituati a posizionarsi con buoni risultati non appena entrano sul web, non hanno idea di quanto sia difficile iniziare da zero con siti che trattano temi più tecnici e specifici, con nicchie ben definite. Per loro fare SEO significa aggiungere link dai siti dei loro clienti, secondo la credenza per cui “la SEO è nel codice”.

 

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Bloggers. Odiano avere a che fare con gli spammer di contenuti. Pensano che un approccio orientato all’uomo possa dare risultati migliori rispetto all’approccio algoritmico di Google in quanto non danno ascolto al loro stesso comportamento da utenti. Scrivono molteplici post sostenendo di fare link bombing per poi ammettere in seguito di praticare “link baiting” su servizi SEO.

 

 

Other Online Marketers. Vogliono vendere i propri servizi. Promuovono la SEO ancora come un semplice scambio di link tra società affiliate. Non hanno capito che in realtà i “reciprocal links programs” hanno ben poco valore in quanto producono soltanto una strategia di marketing inefficace e manipolatoria nei confronti dei motori di ricerca.

 

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People who bought crappy Seo services. Molti di loro acquistano i servizi SEO da venditori su “cold calling”, mentre altri pensano che fare SEO significhi comprare AdWords ads. Servendosi di finti servizi SEO senza aver capito nulla di questo tipo di strategia, queste persone impediscono a se stesse di investire in quella che è la vera SEO.

 

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Social Media Gurus. Per loro è facile fare soldi vendendo fumo e vendendo gli sforzi degli altri come la prossima grande novità. Credono che fare SEO significhi mettersi in mostra sui social media nella speranza che ciò porterà ad avere nuove ondate di attenzione.

 

 

La SEO non morirà mai

Molti, già dal lontano 1997, avevano annunciato “la SEO é morta”, da Richard Hoy al più celebre “Shoemoney”, forse un po’ per cercare notorietà e visibilità con titoli d’effetto e forse anche perché non sono stati capaci di comprendere in tempo che la SEO stava semplicemente cambiando pelle, stava mutando in qualcos’altro. Nel tempo in effetti le azioni per le attività SEO si sono evolute andando di pari passo ai cambiamenti che ciclicamente avvenivano negli algoritmi, e più in generale dietro le quinte dei motori di ricerca.

Allora la SEO è ancora viva? Certamente lo è, ma solo in un modo nuovo, dove c’è ancora spazio per l’ottimizzazione.

Le relazioni sociali sono diventate i nuovi backlink. Per esempio, si inizia seguendo le persone che trattano argomenti simili ai nostri al fine di costruire relazioni e una volta che queste diventeranno solide, saranno proprio i nostri contatti a condividere i nostri contenuti dai loro social media. Più influenti saranno questi contatti in relazione ai contenuti che trattano e condividono, tanto più impatto avranno sul nostro posizionamento sui motori di ricerca. Con una metafora potremmo dire che la SEO non è più un bruco che saccheggia indiscriminatamente nutrendosi di link, ma piuttosto una farfalla che crea una rete di significato.

Fare SEO oggi

È quindi ancora possibile influenzare il nostro posizionamento, ma ci vorrà più lavoro e più pensiero strategico. D’altra parte puntare oggi su servizi SEO di qualità è sicuramente un investimento a lungo termine, come dimostrano i dati che misurano il ROI in relazione alla SEO. Notiamo infatti che questo tipo di attività continua a produrre profitti anche nei mesi successivi alla campagna SEO a differenza di quanto accade nelle campagne a pagamento per le quali, passata la campagna, termina anche l’effetto positivo.

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In particolare, almeno cinque sono gli elementi da tenere d’occhio nella nostra strategia SEO:

  • RankBrain
  • AMP (Accelerated Mobile Pages)
  • Knowledge Graph e rich answers
  • Real-time integrated penalty filters

Google si focalizzerà sempre di più sul machine learning, sulla comprensione delle semantiche, sulle connessioni, sui modelli di comportamento e sulla user-experience. Per questa ragione la SEO al momento è strettamente legata al content marketing. Google può infatti interpretare il contenuto e calcolarne la rilevanza per le query di ricerca con un’alta percentuale di successo ed è costantemente impegnato a migliorare in modo tempestivo, contestuale e utile i contenuti che vengono ricercati dagli utenti. Il RankBrain, l’AMP, il Knowledge Graph e le rich answers servono proprio a questo scopo, mentre i Real-time integrated penalty filters aiutano a mantenere alta la qualità dei risultati delle ricerche.

La tecnica del Content Relaunch

La nostra analisi trova conferma nella strategia del Content Relaunch illustrata da Brian Dean in questo articolo.
Tale strategia consiste nell’individuare un vecchio articolo o post dal contenuto interessante e che aveva già ottenuto una buona visibilità. Si tratterà poi di modificare tale articolo, al fine di migliorarlo e ripubbliccarlo.

I vantaggi di questa operazione sono molteplici.

  • Innanzitutto, nuovi utenti potranno accedere al vecchio contenuto. Secondo Dean circa il 90% delle persone che potrebbe beneficiare di un contenuto non l’ha mai visto; quando si ripubblica un articolo si crea invece una nuova opportunità per gli utenti di usufruire proprio di quel contenuto.
  • In secondo luogo, la ripubblicazione permette di aggiornare e migliorare il contenuto del vecchio articolo, e sappiamo bene che contenuti migliori portano a un maggior traffico di utenti.
  • Infine, quando si riposta un contenuto, è possibile ottenere riscontri sui social già dal primo giorno.

 

 

I risultati ottenuti da HubSpot dopo la ripubblicazione di alcuni vecchi post sul proprio blog non lasciano dubbi: questo approccio ha portato ad un aumento del 106% del traffico organico.

 

 

 

Lo stesso Dean ha condiviso l’esito del Content Relaunch di un proprio post sulla White Hat SEO per mostrare come il traffico organico di quella pagina fosse cresciuto del 260.7% a due settimane dalla ripubblicazione. Il “nuovo” contenuto aveva infatti raggiunto molti utenti e accumulato tantissimi nuovi backlinks.

Non dimentichiamo poi che per promuovere il proprio contenuto rinnovato è buona norma enfatizzare – ad esempio nel titolo, ma anche nelle condivisioni – l’elemento di novità e di spicco che lo caratterizza, in modo tale da attrarre sia i vecchi che i nuovi potenziali lettori. È infine molto importante costruire una propria email list, anche andando a rintracciare sul web i singoli utenti che potrebbero essere interessati all’argomento da noi trattato.
Tutto ciò contribuirà ad accrescere il posizionamento della propria pagina su Google e a generare più traffico organico.

Non resta allora che provare la tecnica del Content Relaunch sui vecchi post e verificarne l’efficacia. La SEO non é morta, ha solo cambiato pelle!

 

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