///Fashion Bloggers, la “bolla” sta scoppiando ?

Fashion Bloggers, la “bolla” sta scoppiando ?

La bolla delle fashion blogger2001. È questo, secondo gli storici del web, l’anno in cui nasce il fenomeno dei blogger. Tra di essi, la categoria che in 16 anni é maggiormente assurta gli onori della cronaca è quella delle fashion bloggers. Uno stuolo di artiste del selfie è stato capace di creare un nuovo modo di comunicare la moda e man mano ha affiancato e poi soppiantato i fashion editor ed i giornalisti di settore.

Osannate dai fan e ricercate dalle società di social media marketing e dai marchi di moda, le fashion blogger hanno incarnato la diffidenza verso le riviste di moda, viste come vetrine di prodotti per i quali l’unico parametro di selezione é budget a disposizione dei brand.

Gli autoscatti sui social e i giudizi un po’ sgangherati ma genuini hanno convinto il pubblico che le fashion blogger sono in grado di offrire una visione onesta del mondo della moda. Si è quindi creato il paradosso per cui la gente, diffidando di quanti dovrebbero garantire un giudizio professionale ed imparziale, si affida a chi lo offre dichiaratamente  a pagamento. Sì, perché quello delle blogger è un lavoro e come tale viene pagato… dalle stesse aziende della moda.

La fashion blogger non è e non cerca di essere imparziale: viene retribuita per indossare, condividere e segnalare vestiti e accessori. E lo dichiara apertamente.

Questo paradosso ha inasprito gli animi fino al punto che l’anno scorso Vogue.com ha dichiarato apertamente guerra a fashion blogger ed influencer. La dichiarazione è stata affidata alle opinioni di quattro firme della testata, impegnate a seguire la Milano fashion week, le quali hanno definito “schizofrenico” il fenomeno delle ‘giornaliste’ social.

Sally Singer, creative digital director, ha apostrofato in questo modo le “concorrenti”: “Blogger che cambiate outfit dalla testa ai piedi ogni ora: per favore smettetela. Cercatevi una altro lavoro. State proclamando la morte dello stile”. Nicole Phelps, Vogue Runway director, se l’è presa con  le aziende: “Non è solo triste per le donne che si pavoneggiano davanti all’obiettivo indossando abiti in prestito. È angosciante vedere così tanti brand collaborare”.

Il vento per le fashion blogger è mutato. Dopo la presa di posizione di Vogue, una seconda importante posizione è stata presa dall’agenzia americana per la tutela dei consumatori e l’eliminazione delle pratiche commerciali anticoncorrenziali (FTC), che  ha giudicato l’attività delle blogger rea del peccato di “poca trasparenza” nei confronti dei consumatori.

Anche tra le aziende si iniziano a levare forti critiche. Il chief manager della giovane maison svizzera Luca Martini Company racconta esperienze che hanno del grottesco.

…Abbiamo acquistato dei capi in vendita in uno store cinese, mettendo il nostro marchio, ed inviato a 5 fashion blogger non molto famose, ma con un discreto seguito da circa ottocentomila followers in totale…pensando che avrebbero certamente scoperto che erano abiti da negozio cinese che si trovano uguali pure sul web…Invece no! Risultato? Elogi per l’originalità e le ottime finiture…scambiando volgare poliestere per seta-elastan!…”

Siamo dunque vicina all’esplosione dell “bolla” delle fashion blogger ?

Basandoci sui fatti, ciò che più mette a rischio l’impero delle emule di Chiara Ferragni in erba sono i numeri: per le aziende è molto difficile, se non impossibile, valutare l’impatto della loro attività sui risultati economici. In futuro sarà sempre più difficile per le blogger ottenere lavori che non siano retribuiti in base ai risultati.

E se l’esperienza della Luca Martini Company diventasse una regola, molte teste sono destinate a cadere.

Fashion blogger e influencers nel mirino di Vogue

Fashion blogger e influencers nel mirino di Vogue

La posizione di Amazon

Una possibile visione del futuro delle blogger ce la fornisce Amazon, il più noto negozio online del mondo.

Amazon ha assunto una posizione molto pragmatica. Nelle sue azioni si legge come cerchi di cavalcare il fenomeno delle blogger cercando cinicamente di trarne il massimo guadagno possibile. Da un lato infatti ha dato il via a Influencer Program, iniziativa che permette agli affiliati, proprietari di siti, blog o account social, di vendere i prodotti sponsorizzati sui propri canali social direttamente su Amazon, ricavando dal “suggerimento” stesso un guadagno in percentuale a seguito dell’acquisto da parte del pubblico.

Un ulteriore aiuto alle fashion blogger è poi il progetto Echo Look”, che consiste in una fotocamera che permette di scattare selfie grazie a semplici comandi vocali. Basta vestirsi, posizionarsi di fronte alla fotocamera e dire “Alexa, scatta una foto!” Semplice anche per un fashion blogger!

Echo Look inoltre è in grado di dare dei consigli come un Personal Shopper, naturalmente attingendo dal database prodotti di Amazon!

Parallelamente alle iniziative che incentivano l’attività dei blogger, Amazon ha però rivisto al ribasso le commissioni che riserva ai propri affiliati che generano vendite. Negli ultimi mesi gli affiliati di Amazon hanno visto mediamente calare del 20% le commissioni riconosciute.

Quindi Amazon da un lato sviluppa servizi e strumenti dedicati ai blogger per fidelizzarli, dall’altro ne controlla le pretese agendo sulle commissioni di vendita.

Non c’è che dire: un colpo al cerchio… e uno al fatturato.

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