Luglio 2017 – Esiste una ‘bolla’ delle fashion blogger?

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Luglio 2017 – Esiste una ‘bolla’ delle fashion blogger?

Nel numero 120 di Torino Magazine in uscita oggi (14 Luglio) nelle edicole, alla pagina 218 per la rubrica “Social e dintorni,consigli per l’uso” troverete un approfondimento dedicato alle fashion blogger e al mondo che si cela dietro a un selfie e a un outfit ‘pubblicitario’.

Si, perchè la fashion blogger non è imparziale, ma proprio come i testimonial negli spot televisivi o nei cartelloni pubblicitari, viene retribuita per indossare, condividere e segnalare vestiti e accessori.

Esiste una ‘bolla’ delle fashion blogger?

2001. È questo, secondo gli storici del web, l’anno in cui nasce il fenomeno dei blogger. Tra di essi, la categoria che in 16 anni ha maggiormente inciso sulla vita di tutti i giorni è quella delle fashion blogger. Uno stuolo di artiste del selfie è stato capace di creare un nuovo modo di comunicare la moda. Man mano ha affiancato e poi soppiantato i fashion editor e i giornalisti di settore.
Osannate dai fan e ricercate dai marchi di moda, le fashion blogger hanno incarnato la diffidenza verso le riviste di moda, viste come vetrine di prodotti per i quali l’unico parametro di selezione è il budget a disposizione dei brand. La fashion blogger non è, e non cerca di essere, imparziale: viene retribuita per indossare, condividere e segnalare vestiti e accessori. E lo dichiara apertamente.
Questo paradosso ha inasprito gli animi fino al punto che l’anno scorso Vogue.com ha dichiarato apertamente guerra a fashion blogger e influencer, invitandole a cambiare lavoro.
Dopo quella di vogue, una seconda importante posizione è stata presa dall’Agenzia americana per la tutela dei consumatori e l’eliminazione delle pratiche commerciali anticoncorrenziali (Ftc), che ha giudicato l’attività delle blogger rea del peccato di ‘poca trasparenza’ nei confronti dei consumatori.
Anche tra le aziende si iniziano a levare forti critiche. Luca Martini, chief manager di una giovane maison svizzera, racconta esperienze che hanno del grottesco: «Abbiamo acquistato dei capi in vendita in uno store cinese, abbiamo apposto il nostro marchio e li abbiamo inviati a 5 fashion blogger non molto famose, ma con un discreto seguito da circa 800mila follower in totale, pensando che avrebbero certamente scoperto che erano abiti da negozio cinese che si trovano uguali pure sul web… Invece no! Risultato? Elogi per l’originalità e le ottime finiture, scambiando volgare poliestere per seta-elastan!».
Siamo dunque vicini all’esplosione della ‘bolla’ delle fashion blogger? Restando ai fatti, ciò che più mette a rischio l’impero delle ‘Chiara Ferragni’ in erba sono i numeri: per le aziende è molto difficile, se non impossibile, valutare l’impatto della loro attività sui risultati economici.
In futuro sarà sempre più difficile per le blogger ottenere lavori che non siano retribuiti in base ai risultati.

2017-07-14T12:48:26+00:00 luglio 14th, 2017|
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