Le ricerche zero-click e gli snippet espansi stanno cambiando il modo in cui gli utenti usano Google: sempre più risposte vengono fornite direttamente in SERP (featured snippet – ossia la risposta in cima agli altri risultati -, knowledge panel [scheda informativa di riepilogo], mappe, fino alle AI Overviews), riducendo le occasioni di visita ai siti dei brand.
Questo sposta la competizione prima del click, dentro la pagina dei risultati.
Traffico in calo già in SERP? Continua a leggere l’articolo per capire come risolvere!

Perché le ricerche zero-click stanno ridefinendo il rapporto tra brand e visibilità organica?
I numeri più solidi ad oggi dicono che nel 2024 circa il 58,5% delle ricerche negli USA e il 59,7% nell’UE si conclude senza alcun click; in media solo 360–374 click ogni 1.000 ricerche arrivano al web aperto (il resto va a proprietà Google o non genera click).
Nel 2025, con la diffusione delle AI Overviews, il fenomeno si è ampliato: gli studi su dataset ampi mostrano tassi mediani del 60% di zero-click per le domande senza AI Overviews e dell’80% (media dell’83%) quando l’AI Overview è presente; in aggregato, diverse analisi riportano valori intorno al 69% di ricerche senza click.
Cosa implica per i brand?
Non è (solo) un tema tecnico: è strategia. Se una quota così ampia di domande si risolve in SERP, bisogna progettare contenuti e entità che conquistino spazio e fiducia dentro la pagina dei risultati (rich result, profili knowledge, dati strutturati, contenuti brevi per AIO), e parallelamente diversificare le fonti di domanda oltre Google.

L’evoluzione delle SERP: dai “10 link blu” agli AI Overviews
Le SERP del 2025 sono progettate per risolvere l’intento in pagina: meno navigazione, più risposta immediata. Sopra la piega dominano AI Overviews e rich result che assorbono l’attenzione e – sempre più spesso – il click.
Google non si limita più a indicizzare: interpreta, sintetizza e presenta le informazioni, spingendo l’utente a concludere la ricerca senza uscire dalla SERP.
Pietre miliari di questa transizione “zero-click first”:
La competizione si sposta dall’ottenere il click all’essere citati, estratti e riconosciuti come fonte dentro i moduli di SERP e negli AI Overviews. Chi struttura contenuti, dati ed entità per alimentare questi blocchi (non solo per posizionarsi “tra i link”) preserva quota di attenzione in un ecosistema a trazione di ricerche zero-click.
I numeri del fenomeno zero-click: analisi dei dati 2024–2025
Nel 2024 le ricerche zero-click non sono un’eccezione: sono la norma. Gli studi più solidi mostrano che:
- Quasi 6 ricerche su 10 non generano click: nel 2024, 58,5% USA e 59,7% UE delle ricerche finiscono senza click; per ogni 1.000 ricerche arrivano al web aperto solo 360 (USA) e 374 (UE) click.
- Impatto degli AI Overviews (AIO) nel 2025 : sulle SERP con AIO, quasi l’80% delle ricerche termina senza click; sulle SERP senza AIO la quota resta intorno al 60%.
- Trend annuale post-AIO: a un anno dal lancio (mag 2024 → mag 2025), gli zero-click sono stimati in aumento di +13 punti, da 56% a 69%.
- Copertura e contesto media/news: testate e analisi di settore hanno rilanciato lo stesso trend (forte crescita degli zero-click e calo dei click verso i publisher).
L’impatto su E-E-A-T e sulla credibilità del brand
Quando i contenuti vengono estratti e mostrati fuori contesto, l’E-E-A-T del brand (Esperienza, Competenza, Autorevolezza e Affidabilità) si disperde: l’utente consuma l’informazione ma non riconosce la fonte.
Nasce così un paradosso: Google premia i contenuti con forte E-E-A-T, ma gli stessi contenuti possono essere assorbiti in snippet e AI Overviews, riducendo le occasioni di costruire fiducia diretta.
Come agire per i brand

Core Web Vitals, INP e l’esperienza post-click
Paradossalmente, mentre crescono le ricerche zero-click, Google alza l’asticella sull’esperienza utente on-site. INP (Interaction to Next Paint), nuova metrica dei Core Web Vitals, misura quanto rapidamente una pagina risponde alle interazioni reali dell’utente (tap, click, input), cioè la sensazione di reattività.
Se molti non cliccano più, perché investire? Perché i click che restano sono più qualificati: chi entra cerca approfondimento, non una risposta lampo. Proprio per questi utenti, la percezione di velocità e fluidità diventa un vantaggio competitivo.
Ottimizza su due fronti:
- Pre-click (zero-click readiness): contenuti “snippet-friendly” — definizioni chiare, liste, FAQ, dati strutturati — che possono essere estratti in SERP senza perdere riconoscibilità del brand.
- Post-click (experience premium): pagine leggere e reattive (INP “Good”), interazioni immediate, layout stabili, percorsi di lettura puliti e call-to-action contestuali che giustifichino il passaggio dalla SERP al sito.
Local SEO: quando la prossimità batte il brand

La scelta del cliente avviene spesso senza click: contano categorie corrette, descrizioni chiare, attributi completi e una coerenza impeccabile di NAP su tutte le citazioni.
Le recensioni diventano il nuovo “Chi siamo”: volume, punteggio e qualità delle risposte del titolare pesano più di qualsiasi about-page.
Anche i contenuti visivi fanno la differenza: foto e video reali (esterni, interni, staff, menu o listini, prima/dopo) influenzano la decisione più di una gallery ospitata sul sito.
Post, offerte, Q&A, servizi e pulsanti “prenota/chiama” spostano l’azione nel perimetro di Google, riducendo ulteriormente la necessità del click.
Il rovescio della medaglia è la “commoditizzazione“: quando tutti i competitor appaiono nel medesimo Local Pack (blocco di risultati di ricerca di Google che appare in cima alle pagine dei risultati), la differenziazione evapora e il brand si appiattisce sulla pura prossimità.
Per emergere serve investire su reputazione (velocità e qualità delle review), completezza e freschezza del profilo, contenuti visivi proprietari e riconoscibili, oltre a segnali offline-to-online (citazioni locali, PR di quartiere, partnership) che alimentino la preferenza prima ancora del click.
Cannibalizzazione dei contenuti: quando Google diventa il competitor
La cannibalizzazione non riguarda più solo pagine dello stesso sito: oggi il “cannibale” è Google, che estrae, rielabora e serve direttamente in SERP i contenuti migliori.
Questo apre un nodo strategico: se investi in contenuti di qualità che poi vengono “assorbiti” dalla SERP, qual è il ROI reale? La risposta richiede un cambio di mentalità: i problemi SEO moderni non si risolvono soltanto con l’ottimizzazione tecnica, ma trattando il contenuto come asset multicanale, non come semplice esca per il traffico organico.
Le aziende stanno sperimentando approcci complementari:
Strategie di adattamento per un futuro di ricerche zero-click
Le ricerche zero-click sono la nuova normalità della ricerca. In questo scenario, vincere significa occupare spazio utile dentro la SERP, essere citati, riconosciuti e ricordati anche senza click.
La partita si gioca su tre fronti: entità e dati strutturati per presidiare snippet e AI Overviews, esperienze post-click eccellenti (INP e CWV) per convertire i click più qualificati, e canali proprietari per non dipendere esclusivamente da Google. Chi tratta il contenuto come asset multicanale e misura il successo oltre il traffico grezzo costruisce un vantaggio duraturo. In sintesi: meno “dieci link blu”, più presenza, attribuzione e fiducia—là dove l’utente decide.
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